Quello che ti dici dopo un fallimento
Dopo un fallimento è facile confondere "ho sbagliato qualcosa" con "valgo meno". Questa domanda aperta ti aiuta a separare il fatto da quello che ti sei detto su di te, e a rimetterlo in parole più giuste. Dieci minuti per guardare il tuo dialogo interno e cambiarne il tono.

Come funziona
Un fallimento lascia spesso due cose diverse: il fatto in sé, e quello che inizi a raccontarti su di te a partire da quel fatto. Questo esercizio serve a separarle.
Leggi la domanda, prenditi qualche minuto e rispondi scrivendo. Nessuno legge quello che metti qui, quindi puoi essere preciso e onesto. Ti bastano un po' di silenzio e la voglia di guardarti senza sconti.
Pensa a un fallimento recente, una cosa concreta che volevi e non è arrivata: un esame, un colloquio, una storia, un progetto. Torna a quel momento e ricorda cosa ti sei detto su di te, non sull'accaduto ma su chi sei come persona. Scrivi quella frase qui, esatta, con le parole vere che hai usato. Poi rileggila e prova a risponderti: la direi così, parola per parola, a una persona a cui voglio bene che ha fallito nella stessa cosa? Se la risposta è no, scrivi come la direi a lei.
Linee guida
Parti da un fatto preciso, un giorno e una cosa che volevi, non da un periodo generico.
Tieni distinte due cose: cosa è successo (il fatto) e cosa ti sei detto su di te (il giudizio).
Scrivi la frase su di te com'era davvero, anche se è dura: serve vederla nera su bianco.
Per l'ultima parte immagina davvero una persona a cui vuoi bene seduta di fronte a te.
Punti di riflessione
Il fatto e il giudizio su di te non sono la stessa cosa.
Come cambia la frase quando la rivolgi a qualcuno a cui vuoi bene.
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